Oblati della Divina Misericordia

Chi è un Oblato della Divina Misericordia?

… Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia (Mt, 5,7).

L’ Oblato della Divina Misericordia è un laico nella Chiesa Cattolica che, con il dono dei sacramenti del Battesimo e della Cresima, è chiamato non solo ad essere un membro in pieno della Chiesa, quale Corpo di Cristo, con tutti i diritti e le responsabilità che il codice canonico prevede, ma anche – per una specifica chiamata e un dono dello Spirito Santo – a essere espressione della Spiritualità della Divina Misericordia, come il Signore Gesù Cristo ha detto a Santa Faustina Kowalska. Questa chiamata è un dono specifico dello Spirito Santo per il bene della santificazione del mondo e della missione della Chiesa.

Qual è quel dono specifico dello Spirito Santo che è dato all’Oblato?

… Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso (Lc, 6, 36)

Il dono specifico dello Spirito Santo è il “carisma” degli ODM. Questo carisma è conoscere, vivere e proclamare la Misericordia di Dio attraverso la testimonianza della propria vita, attraverso le opere di Misericordia, la preghiera e la proclamazione. Questo è possibile grazie al dono dello Spirito Santo per tre virtù specifiche:

  1. Umiltà
  2. Fiducia
  3. Misericordia

Come cresciamo in questa chiamata? Con la pratica del “carisma”:

  1. l’Umiltà:
    … Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli… (Mt 18, 2-4).
    Quindi, come i bambini che chiedono tutto al loro papà e alla loro mamma e che ascoltano i loro insegnamenti e seguono la loro guida/direzione. Così è la persona umile, che sempre cerca tutte le risposte nel Suo Padre che è nei cieli, che ci parla attraverso la Sua Parola, negli insegnamenti della Chiesa, nei Sacramenti e, in modo speciale, attraverso una guida spirituale. L’umiltà significa conoscere e ammettere molto bene le nostre miserie e i nostri limiti, e anche conoscere i nostri doni che provengono da Dio. Significa metterci al servizio degli altri, considerandoli migliori di noi stessi. Significa scoprire sempre più che senza di Lui noi non possiamo fare niente – e di passare sopra le umiliazioni senza cercare di difenderci, come ha fatto il nostro Misericordioso Signore:
    … egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio, ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
 Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla mortee a una morte di croce (Filippesi 2, 6-8).
  2. Fiducia
    … Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt 6, 33).
    Nel mondo di oggi la gente confida troppo nelle proprie forze, abilità e pensiero, senza cercare in primo luogo il regno di Dio.
    «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamerisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi;
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti (Geremia 17, 5-8).
    La virtù dell’umiltà apre i nostri cuori a non confidare in noi stessi, ma a cercare aiuto nella Misericordia del Signore. Non sta a noi provvedere alla nostra debolezza, ma all’onnipotenza del Signore: … Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte (2 Cor. 12, 10).
  3. Misericordia
    … Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso (Lc 6, 36).
    A volte ci dimentichiamo che, quando il Signore Gesù ha insegnato e manifestato ai suoi discepoli la Sua Misericordia, non ha indicato se stesso come modello, come per voler dire: “Siate misericordiosi come lo sono Io” (l’ha detto, invece, riguardo alla carità), ma ha fatto riferimento a Suo Padre. Per quale motivo? Perché la Misericordia, secondo il Giudaismo e nell’epoca in cui visse Gesù, aveva un significato molto più profondo di quello dell’odierna parola italiana.
    Ci sono due termini principali per indicare il significato di “misericordia” nell’Antico Testamento:
    1. Rahamin
    2. Hesed
    Ci soffermeremo solo sul significato della prima parola. Rahamin è il plurale della parola rehem, che descrive, soprattutto, la relazione d’amore che c’è fra la madre e il suo bambino, quando questi è nell’utero materno… “Amore” è un termine troppo superficiale per descrivere questa relazione, invece il termine rehem la spiega meglio: “tu sei parte di me”, “vieni dal mio utero”. Rahamin è usato solo nella relazione fra Dio e il Suo popolo di Israele (“Ti ho dato la vita”, “sei uscito dalle mie viscere”) o per spiegare la relazione fra un padre e suo figlio: “sei carne della mia carne”.
    Pertanto, un Oblato della Divina Misericordia non è solo chiamato a scoprire che in Cristo noi ci troviamo nell’utero del Padre, ma che noi viviamo in Lui, attraverso di Lui e con Lui…come lo stesso S. Paolo ha detto: Cosa potrà mai separarmi dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore… (cfr Romani, 8, 35-39). Preghiamo che il Padre ci veda sempre nel suo Figlio amato, senza considerare i nostri peccati, ma piuttosto il nostro essere Suoi figli. Anzi, un Oblato deve scoprire che per i peccatori e i bisognosi non è previsto solo il perdono o l’aiuto, ma soprattutto dobbiamo scoprire quella relazione, che cioè essere misericordiosi significa che “tu sei parte di me, per cui se faccio questa cosa, io la faccio a me stesso”, poiché per davvero noi siamo un solo unico corpo in Cristo. E così nell’amore di solito noi sperimentiamo di avere la stessa dignità e le stesse abilità, per cui quando amiamo lo facciamo gratuitamente, in piena libertà, e non perché abbiamo bisogno dell’aiuto dell’altra persona. Al contrario, essere misericordiosi significa proprio scoprire che ho un dono che, se non lo do all’altro, l’altro non lo potrà mai ricevere. Solo un padre può essere il padre di suo figlio, e così la madre, e via dicendo.

RIASSUNTO DELLO STATUTO DEGLI OBLATI DELLA DIVINA MISERICORDIA

Gli oblati non sono un semplice gruppo di fedeli ma piuttosto un movimento ispirato alla spiritualità e alla devozione della Divina Misericordia. Il suo centro è il Sacrificio Eucaristico, in cui Gesù continua a offrirsi per ciascuno di noi. Gli oblati mirano a unire tutte le loro preghiere, opere, difficoltà e sofferenze all’unico e solo Sacrificio di Gesù. Fare questo li aiuta ad abbandonarsi completamente, con fiducia e gioia alla volontà di Dio in tutti gli aspetti della loro vita.

COMPITI DEGLI OBLATI

Diventare membri degli oblati è gratuito ed è aperto a tutti. Gli oblati non sono legati da nessun voto. Ciascuno, a seconda delle proprie capacità personali, si impegna a cooperare alle opere dei Fratelli di Gesù Misericordioso nella preghiera, dando offerte e offrendo un supporto materiale.

LE SETTE PERLE DEGLI OBLATI

  1. Divulgare la devozione alla Divina Misericordia nel proprio ambiente (per es. a casa, al lavoro, in famiglia, fra gli amici), esponendo immagini di Gesù Misericordioso e materiale sulla devozione alla Divina Misericordia, specialmente gli scritti di S. Faustina Kowalska e del Beato Michele Sopocko
  2. Recita quotidiana della coroncina della Divina Misericordia nella forma dettata da Gesù a S. Faustina Kowalska.
  3. Mantenere la consuetudine dell’Ora della Divina Misericordia, l’ora della morte di Gesù sulla croce alle 15.
  4. Almeno una volta all’anno, prima della Festa della Divina Misericordia e dopo il Venerdi Santo, recitare la novena della Divina Misericordia nella forma dettata da Gesù a S. Faustina Kowalska.
  5. Piena partecipazione al Sacrificio Eucaristico della Santa Messa nel giorno della Festa della Divina Misericordia.
  6. Diffondere la devozione alla Divina Misericordia attraverso l’esempio della propria vita e l’apostolato (atti di misericordia e fondare gruppi di preghiera).
  7. Partecipare almeno una volta al mese alla Santa Messa per l’opera dei Fratelli di Gesù Misericordioso.